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La storia dello yoga moderno: da dove nasce la pratica che conosciamo oggi

Aggiornamento: 31 gen

Quando oggi entriamo in una sala yoga e iniziamo a muoverci seguendo il ritmo del respiro, stiamo praticando qualcosa che appare antico, quasi immutabile. Eppure, lo yoga fisico così come lo conosciamo è il risultato di una storia relativamente recente, stratificata, profondamente intrecciata ai cambiamenti culturali e sociali del Novecento. Comprendere questa storia significa dare profondità alla pratica, riconoscere che ogni postura porta con sé una genealogia, una scelta, una trasformazione.


Prima del Novecento: uno yoga essenziale e interiore

Per gran parte della sua storia documentata lo yoga non è stato una pratica incentrata sul movimento. Nei testi classici – dagli Yoga Sūtra alle tradizioni ascetiche e tantriche – il corpo compare come strumento di sostegno a un lavoro più sottile. Le posture erano poche, spesso sedute, pensate per creare stabilità, comodità, continuità nel respiro. Lo scopo era rendere il corpo sufficientemente saldo e silenzioso da non distogliere l’attenzione dalla pratica meditativa.


La trasmissione avveniva in modo diretto, orale, all’interno di relazioni molto strette tra maestro e allievo. Non esisteva un’idea di sequenza codificata, né una diffusione ampia della pratica. Lo yoga era un percorso di disciplina personale e spirituale, raramente separato dal contesto filosofico e rituale in cui nasceva.


Il corpo entra nella modernità

Con l’arrivo del XX secolo, il contesto cambia radicalmente. In India, il periodo coloniale e il confronto con l’Occidente introducono nuove concezioni del corpo, della salute, dell’educazione fisica. Ginnastica, cultura fisica, sistemi di allenamento diventano strumenti di rinnovamento individuale e collettivo. Anche lo yoga, per continuare a esistere, entra in dialogo con queste trasformazioni.


È in questo passaggio storico che emerge una figura destinata a segnare in modo indelebile la pratica contemporanea: Tirumalai Krishnamacharya.


Mysore anni 30
Mysore, anni ’30. Dimostrazione pubblica di yoga al Lalitha Mahal Palace, sotto lo sguardo del Maharaja di Mysore. La pratica è eseguita da studenti di Tirumalai Krishnamacharya, figura centrale nello sviluppo dello yoga fisico moderno, in un periodo in cui il sostegno della corte reale contribuì in modo decisivo alla diffusione dello yoga in India.

Perché Krishnamacharya è considerato il padre dello yoga moderno

Krishnamacharya viene definito il padre dello yoga moderno perché riesce a riorientare la pratica fisica senza spezzare il legame con la tradizione. Profondo conoscitore dei testi sanscriti, dell’Ayurveda e della filosofia indiana, osserva allo stesso tempo i corpi del suo tempo, le loro possibilità e i loro limiti.


Nel suo insegnamento, gli asana diventano più numerosi e dinamici. Il respiro assume un ruolo centrale nel guidare il movimento. La pratica viene pensata come adattabile, capace di sostenere la salute, la vitalità e l’equilibrio di persone molto diverse tra loro. Questo approccio segna una svolta: lo yoga entra in una dimensione più concreta e quotidiana praticabile anche al di fuori dei contesti ascetici.


Mysore: il luogo in cui nasce lo yoga moderno

Negli anni Trenta e Quaranta, Krishnamacharya insegna al Palazzo di Mysore, con il sostegno del Maharaja. Questo spazio diventa un vero laboratorio della pratica moderna. Qui lo yoga viene osservato, sperimentato, trasmesso in forme nuove. Non esiste un unico metodo fisso: la pratica cambia a seconda dell’allievo, dell’età, della condizione fisica, del momento della vita.


Dalla sua visione non nasce una scuola unica, ma una costellazione di approcci diversi, ciascuno radicato nello stesso insegnamento.


Gli allievi e le scuole che ne derivano

Gli studenti di Krishnamacharya porteranno il suo lavoro oltre i confini dell’India, ciascuno dando forma a un approccio specifico, riconoscibile, strutturato.


T. K. V. Desikachar, figlio di Krishnamacharya, sviluppa il Viniyoga, un approccio in cui la pratica viene costruita su misura, partendo dalla persona, dalla sua storia e dalle sue necessità. Qui lo yoga diventa esplicitamente relazione e accompagnamento.


Indra Devi è tra le prime a diffondere lo yoga in Occidente, in particolare negli Stati Uniti. La sua scuola propone una pratica più dolce, adatta alla vita moderna, capace di dialogare con mondi culturali lontani da quelli di origine.


Indra Levi
Indra Devi mentre insegna - 1952

B. K. S. Iyengar fonda Iyengar Yoga, ponendo l’accento sull’allineamento, sulla precisione e sull’uso dei supporti. Il suo lavoro rende lo yoga accessibile a un pubblico ampio e introduce un linguaggio estremamente dettagliato per comprendere il corpo nelle posture.


Pattabhi Jois sviluppa l’Ashtanga Vinyasa Yoga, un sistema basato su sequenze progressive e ripetibili, in cui il respiro coordina ogni transizione. Questa scuola dà grande importanza alla continuità della pratica, alla disciplina e al calore interno generato dal movimento costante.


Ashtanga Vinyasa Yoga: struttura, metodo, tempo

All’interno della storia dello yoga moderno, l’Ashtanga Vinyasa Yoga occupa un posto particolare. È una pratica riconoscibile, rigorosa, spesso fraintesa, che nasce a Mysore nella prima metà del Novecento attraverso l’insegnamento di Pattabhi Jois, allievo diretto di Krishnamacharya. Qui lo yoga assume una forma stabile, trasmissibile, pensata per essere praticata nel tempo, giorno dopo giorno.


Una pratica progressiva: le serie dell’Ashtanga


classe di Ashtanga Yoga
Ashtanga guidata a Villa Om

Il metodo tradizionale dell’Ashtanga è organizzato in sei serie, concepite come un percorso di crescita graduale. Ogni serie lavora su aspetti diversi del corpo e del sistema nervoso, e non è pensata per essere “conquistata”, ma assimilata nel tempo.


La Primary Series, chiamata Yoga Chikitsa, è spesso tradotta come “terapia yoga”. È la serie con cui la maggior parte dei praticanti entra in contatto e, per molti, rimane una pratica centrale per anni. Lavora sull’allineamento, sulla purificazione del corpo, sulla costruzione di forza e stabilità, creando le basi su cui tutto il resto può poggiare.



Prima serie guidata da Sri K. Pattabhi Jois

Segue la Intermediate Series, Nadi Shodhana, che approfondisce il lavoro sul sistema nervoso e sulla circolazione dell’energia. Qui la pratica diventa più sottile, richiede maggiore sensibilità e un rapporto ancora più raffinato con il respiro.


Le serie avanzate, dalla A alla D, sono chiamate Sthira Bhaga. Coltivano forza, leggerezza e una stabilità profonda, sia fisica che mentale. Sono pratiche meno diffuse non per esclusività, ma perché presuppongono anni di continuità, integrazione e maturazione.


Nell’Ashtanga non esiste l’idea di “arrivare” rapidamente. L’avanzamento è lento, rispettoso, e nuove posture vengono introdotte solo quando quelle precedenti sono state comprese e integrate.


Vinyasa e Tristhana: la grammatica della pratica

La parola vinyasa indica una collocazione ordinata, un passaggio consapevole. In pratica, ogni movimento nasce da un respiro ed è sostenuto da esso. Il respiro non accompagna semplicemente il gesto: lo guida.


Il cuore del metodo è spesso riassunto nel concetto di Tristhana, l’integrazione di tre elementi fondamentali: respiro, bandha e drishti. Il respiro crea ritmo e continuità; i bandha sostengono il centro e rendono il movimento più efficiente; il drishti, lo sguardo direzionato, educa la concentrazione e la qualità dell’attenzione. Quando questi tre aspetti dialogano tra loro, la pratica assume una dimensione meditativa, anche nel pieno del movimento.


Mysore style e Led Class


classe di Mysore
Durante una classe di Mysore a Villa Om

Uno degli aspetti più distintivi dell’Ashtanga è il Mysore style, dal nome della città in cui il metodo è stato sviluppato. In questo formato, ogni praticante esegue la propria sequenza in autonomia, seguendo il proprio ritmo di respiro. L’insegnante osserva, accompagna, interviene con indicazioni o aggiustamenti e introduce nuove posture quando il corpo è pronto.


Accanto al Mysore style esistono le Led Class, classi guidate dall’inizio alla fine, in cui tutti si muovono insieme seguendo il conteggio del vinyasa. Qui il ritmo è collettivo, il respiro diventa un’onda condivisa, e la pratica assume una forte dimensione comunitaria.


Una pratica che chiede continuità

L’Ashtanga Vinyasa Yoga non promette scorciatoie. Chiede presenza, pazienza, dedizione. In cambio, offre chiarezza: un metodo leggibile, che permette di osservare con onestà ciò che cambia nel corpo, nel respiro e nell’attenzione nel corso del tempo.


Il ritiro Mysore a Villa Om

Intensivo Mysore con Lorella Isidori
Intensivo Mysore con Lorella Isidori

Il ritiro Mysore a Villa Om è pensato come uno spazio di approfondimento mirato.

È riservato a chi conosce e pratica la Prima Serie almeno fino a Navasana, così da garantire un terreno comune e un lavoro coerente per tutto il gruppo.


Una settimana di pratica quotidiana, tempo dedicato all’ascolto, alla precisione dei dettagli, al dialogo tra respiro, corpo e attenzione.

Un’occasione per entrare davvero nel ritmo della pratica.


👉 Tutte le informazioni sul ritiro sono qui: https://unasettimanadayogi.carrd.co


E se non hai mai praticato Ashtanga?


Se leggendo ti è venuta curiosità, ma non hai mai praticato Ashtanga Vinyasa Yoga, c’è una buona notizia: puoi iniziare con calma.L’Ashtanga non richiede di “sapere già”, richiede piuttosto di avere tempo, ascolto e una guida attenta. Per questo, prima di un ritiro, l’esperienza migliore è entrare nella pratica attraverso le lezioni regolari.


A Villa Om è possibile avvicinarsi all’Ashtanga in modo graduale, sia attraverso le classi Mysore, sia con le classi guidate, così da comprendere la struttura della sequenza, il ritmo del respiro e la qualità dell’attenzione che questa pratica richiede.


Gli orari delle lezioni di Ashtanga a Villa Om sono:

  • Ashtanga Mysore

    • Martedì 6:30 – 9:00

    • Mercoledì 17:30 – 19:30

    • Giovedì 6:30 – 9:00

  • Ashtanga guidata

    • Sabato 8:00 – 9:30


La prenotazione è necessaria. +39 351 880 3520


Queste lezioni sono il modo ideale per capire se questa pratica risuona con te, per familiarizzare con la Prima Serie e per costruire una base solida, senza fretta.


Riferimenti e approfondimenti

 
 
 

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